Un diamante silenzioso tra le rocce: il Lago di Valcuca

In tanti li chiamano specchi del cielo. In effetti ne diffondono la lucentezza tra le viscere del terreno e in esso, dopotutto, si riflettono. Ma dal cielo traggono anche la loro linfa vitale. Lacrime piovane di dolore o di commozione che costantemente ne alimentano le falde. Raggiungere un laghetto alpino, allora, non consente soltanto di ammirare un paesaggio selvaggio ed eterogeneo.

Significa anche confrontarsi con se stessi, scavare nella propria intimità e provare a scorgere le proprie emozioni tra le rughe dell’acqua pettinata dal vento. Ogni lago un’esperienza sempre diversa e sempre arricchente. Perché ogni lago si distingue per storia, identità e personalità. Esuberanti o timidi, profondi o superficiali, naturali o artificiali. Finché non si arriva a loro, ai laghi speciali che non si possono intrappolare a parole, dove le vibrazioni emotive raggiungono tonalità inafferrabili e inestricabili.

Luoghi atemporali dove il respiro dell’uomo si fa marginale, dove la natura ridiventa padrona e dà libero sfoggio di sé. Luoghi sospesi in un eterno equilibrio che sorprende per fascino e colori. Come al Lago di Valcuca, ad esempio, immerso nel Parco Naturale delle Alpi Marittime, effige di quella montagna che profuma di una magia tanto selvaggia quanto fugace. 2.189 metri di quota per 4.000 metri quadrati di estensione. Un coriandolo di cielo dalle sfumature cangianti, imperdibile per quell’effimera leggerezza che lo contraddistingue.

Lo si raggiunge attraverso un sentiero incerto che si arrampica verso l’alto tra rocce, larici e rododendri prima di sfociare in una conca glaciale dall’aspetto fiabesco. Il Lago di Valcuca è un gioiello insperato, troppo prezioso per essere alla portata di tutti. Una valletta laterale che si stacca dalla splendida ma frequentata Piana del Valasco per tuffarsi in un silenzio assordante che spazza via ogni certezza antropica.

Un piccolo diamante che richiede una predisposizione mentale prima ancora che fisica, con cui è solito confidarsi anche il Monte Matto. Perché a Valcuca si entra in punta di piedi per guardare, ascoltare e capire. Nulla più. Chi raggiunge questo luccicante angolo di paradiso (la cui etimologia rimanda a val, “valle” e alla base prelatina cuc nel significato di “altura tondeggiante”), insomma, lo deve fare coscienziosamente, consapevole però che ogni sacrificio sarà ripagato.

In questi spazi le indicazioni escursionistiche per raggiungere il Lago di Valcuca. Qui, invece, un breve filmato sull’intero percorso.