La straordinaria Balma del Messere di Ormea

I territori dell’alta Valle Tanaro sono attraversati da una rete escursionistica di primo livello, percorsa annualmente da centinaia di utenti, attratti da paesaggi variegati ed eterogenei, sospesi tra il mare e la montagna. La zona, dopotutto, è l’unico punto di contatto tra la Gran Traversata delle Alpi (che parte proprio da Viozene di Ormea per terminare a Molini di Calasca nel Verbano) e l’Alta Via dei Monti Liguri, che taglia l’intera dorsale del Monte Armetta (sopra Ormea) per poi dirigersi verso sudest.

Accanto allo storico tracciato della Balconata di Ormea e all’ormai celebre Giro del Marguareis, sono stati diversi i nuovi itinerari promossi negli ultimi anni dagli attori locali: tra questi il caleidoscopico Alto Tanaro Tour (che sovrappone percorsi inediti a tratti della Balconata e del Tour del Marguareis, per un cammino complessivo da portare a termine in nove tappe) e il Trekking delle Due Valli, disteso proprio tra le Valli Tanaro e Pennavaire e diluito in quattro giorni, con soste nei pressi del Rifugio Chionea, Rifugio Quarzina e Rifugio Pian dell’Arma.

Proprio nella risalita verso quest’ultimo, si potrà scorgere la sagoma della caratteristica Balma del Messere, un’insenatura dal fascino misterioso, considerata una delle più belle testimonianze di cavità murate dell’intero arco alpino. Raggiungibile attraverso due differenti sentieri escursionistici attrezzati con un’apposita cartellonistica, presenta una superficie interna di origine naturale estesa per quasi 200 metri quadrati, separata dall’ambiente esogeno per mezzo di una parete di origine antropica, costruita con pietre locali amalgamate ad una malta molto compatta.

Abitata verosimilmente fin dal neolitico, la cavità ha assunto nel corso dei secoli una funzione civile e militare, specie durante il periodo delle invasioni (il muro, non a caso, parrebbe risalire all’ipotetico dominio saraceno nella zona del X secolo). Tra le altre cose, la cavità custodisce ancora oggi due curiose leggende: secondo la tradizione, infatti, venne dapprima utilizzata da Aleramo (Marchese del Monferrato e soprannominato “messere”) e dalla principessa sua compagna Adelasia per ripararsi e sfuggire dalle ire dell’imperatore Ottone I di Sassonia, ma si trasformò anche in un bucolico giaciglio per il poeta inglese George Gordon Byron, che durante le sue peregrinazioni in Italia, incise proprio sulla pietra della grotta alcuni suoi versi, di cui oggi però non rimane alcuna traccia.