La grotta del ghiaccio del Mondolé

«Giusto sarebbe stato chiamarle Alpi Monregalesi perché è proprio in Mondovì che le Alpi Liguri hanno il centro e il cuore. Non occorre il compasso a dimostrarlo: si vede subito che Mondovì e le sue montagne, infelicemente chiamate Alpi Liguri, formano un insieme indivisibile, che l’una non sarebbe niente senza le altre».

Basterebbero queste efficaci parole dello scrittore monregalese Silvano Gregoli (Alpi Liguri primo amore, CDA & Vivalda Edizioni, Torino 2004) per sintetizzare il legame morboso che unisce la città di Mondovì e i suoi abitanti alle cime poco lontane. Con una poi, il rapporto si tramuta quasi in simbiosi: la piramide irregolare del Mondolé domina infatti la piana sottostante dall’alto dei suoi 2382m. di quota e per i monregalesi diviene fin dalla nascita una compagna quotidiana.

Visibile talvolta fin dalla riviera ligure e celebre per il comprensorio sciistico cui ha dato il nome, presenta in realtà un’origine del toponimo tutt’altro che certa e univoca: per alcuni parrebbe derivare da Monte del Lago, in virtù del piccolo lago di origine carsica presente nel suo versante settentrionale e spesso coperto da un nevaio fino a tarda stagione. Per altri invece potrebbe discendere da Mont d’Elle, cioè Monte d’Ellero, con evidente riferimento al corso d’acqua che attraversa la stessa Mondovì.

Sembrerebbe tuttavia che in passato fosse conosciuto come Monte della Barma, ad indicare appunto in lingua preindoeuropea, un riparo sotto la roccia o una semplice grotta. Non a caso, forse, sempre sul versante più ombroso si trova la cosiddetta grotta del ghiaccio, già nota e descritta nel Settecento. Considerata da alcuni un’opera dei Saraceni, la cavità è stata spesso utilizzata come ghiacciaia dagli stessi abitanti di Mondovì, che erano soliti salire in loco per procurarsi e conservare la materia prima.

Ancora oggi in effetti è possibile ammirare nei primi metri d’ingresso, straordinarie stalagmiti di ghiaccio, figlie della conformazione geologica locale e della particolare condizione micro-climatica che si registra in zona, con una corrente d’aria che si origina dal sovrastante bacino di neve e contribuisce ad abbassare la temperatura media interna.