Il respiro selvaggio dell’Alpe di Perabruna

Onde verdeggianti prendono fiato ai margini del bosco e si infrangono in breve contro rocce acuminate protese verso l’alto. Sulla pelle di questi dolci declivi che guardano a settentrione, tatuaggi selvatici e domestici. Mucche e camosci, pecore e lupi. Quassù tutto si intreccia e si sovrappone, nulla è definitivo. Persino il cielo si sporca in fretta per il respiro del mare che straborda dalla Valle Tanaro.

L’Alpe di Perabruna stupisce e disorienta per quello spirito selvaggio che la contraddistingue. Silenziosa e appartata alle spalle del Castello di Casotto (scelto non a caso dai Savoia come residenza di caccia), questa distesa pascoliva conquista sguardi, corpo e anima per la fisionomia irregolare, i giochi di luci e di ombre, i profili frastagliati che la proteggono e impreziosiscono. Le soprastanti Rocce di Perabruna, infatti, paiono intente a fendere l’aria, addentando quel sapore terapeutico al profumo di Mediterraneo che soltanto le Alpi Liguri sanno sprigionare.

Ma non tutto è come sembra. A volte basta un cambio di prospettiva per modificare la fisionomia, il carattere, il toponimo. Ad Ormea, ad esempio, le Rocce di Perabruna non esistono. Al loro posto ci sono Le Panne, foneticamente più dolci, soavi, avvolgenti. Ma l’autenticità dell’Alpe di Perabruna trascende i giudizi soggettivi e si getta tra le braccia del vento, disegnando scenari paesaggistici che incantano Pamparato e l’intera Val Casotto. Isolata quasi al centro della conca, poi, sorge la Capanna Sociale Angelo Manolino. Una costruzione forse non bella, ma tremendamente affascinante.

Di proprietà della Sezione CAI di Ceva, la struttura venne inaugurata il 23 settembre 1979 riprendendo un vecchio casolare di caccia di proprietà della famiglia Manolino. L’intitolazione ad Angelo (perito nel 1978 in un incidente stradale) in virtù della sua fervida passione per la montagna, che lo ha portato a ricoprire negli anni anche la carica di Presidente della Sezione CAI di Chieri (TO).

Una passeggiata alla Capanna Manolino, insomma, per immergersi nel cuore dell’Alpe di Perabruna, angolo recondito della Val Casotto ideale per chi ricerca le carezze di un mondo selvaggio e accogliente.