Il panoramico Monte Tibert, elogiato fin dal 1909

Alta Valle Grana. Un piccolo angolo di mondo che profuma di montagna vera, cruda, autentica. Uomo e natura, qui, convivono da secoli. Lo si legge nelle pieghe del terreno, lo si intuisce dalle tante borgate che si incontrano lungo la strada. Eroici avamposti che oggi lacrimano solitudine e abbandono o respirano di aria nuova. Venti chilometri di storia che dalla pianura si conficcano nel cuore delle Alpi Occitane, sfociando nel Santuario di San Magno, dove tradizione e spiritualità si involano verso l’alto tra le braccia del cielo.

Ma per gli amanti dell’escursionismo, Valle Grana significa anche Monte Tibert, l’imponente elevazione in gran parte erbosa che si innalza tra i comuni di Castelmagno e Celle di Macra. Un cult per ogni mese dell’anno che regala emozioni panoramiche con pochi eguali nell’intero arco alpino cuneese. Un’ascesa, quella al Tibert, piuttosto agevole pur nella sua monotonia, che spiazza e disorienta in prossimità della vetta per una visuale che solletica l’orizzonte.

Una peculiarità paesaggistica nota e decantata da tempo, addirittura dall’agosto 1909 quando nella Rivista Mensile del CAI, Lorenzo Astegiano della Sezione di Torino così descriveva l’escursione al Tibert: “Dalla borgata dei Chiappi, l’ultima di Castelmagno e presso la quale sta il Santuario, si arriva alla sommità in due o tre ore. La salita è poco faticosa e quanto mai facile. Lo spettacolo che di lassù si gode è superiore di molto ad ogni aspettazione.

Tutte le Alpi Marittime e Liguri, dal Monviso al Marguareis, colle loro lunghe valli, si stendono in semicerchio davanti agli sguardi. Difficilmente da una vetta di così mediocre elevatezza si può abbracciare, in modo tanto chiaro e preciso, una così ampia distesa di monti e valli. E lo sguardo si protende altresì nel piano piemontese, fino alle lontane colline delle Langhe. Una salita al Tibert compensa largamente dei disagi del viaggio; peccato che Castelmagno sia pochissimo frequentato e disgraziatamente privo di alberghi ove si possa, anche in maniera modesta, trovare alloggio e ristoro”.

Dopo centoundici anni il panorama dal Monte Tibert non è cambiato. Lo sguardo continua a navigare verso l’infinito in un mare di rocce, prati e valloni. Per fortuna, invece, la ricettività in Valle Grana si è rivoluzionata ed è oggi pronta ad accogliere anche il turista più esigente.

In questi spazi le indicazioni escursionistiche per raggiungere la cima del Monte Tibert. La foto a corredo dell’articolo è tratta dal portale Castelmagno – Oc ricco di informazioni, storie e leggende su Castelmagno e dintorni.