La leggenda del Lago della Maddalena

Ad Argentera la Statale prende fiato. Si stringe, si allunga, ancheggia appena a destra e a sinistra. Ai bordi dimore silenziose dal tetto in lamiera che ascoltano l’eco di viaggiatori distratti, il cui sguardo si perde tra boschi, pascoli e cielo. Un dolce falsopiano che abbraccia il torrente e un ultimo respiro, poi la strada alza la voce d’improvviso. Dieci tornanti ravvicinati che si arrampicano verso l’alto. Una breve pausa e altri quattro colpi secchi prima di entrare nella terra di confine, dove i prati si compenetrano nell’orizzonte, dove i venti nordoccidentali incrociano quelli sudorientali, dove la Valle Stura passa il testimone alla Valle dell’Ubaye.

Il Colle della Maddalena stupisce, coinvolge, disorienta. Rocce, pascoli, larici senza soluzione di continuità. Il regno del bello e della lentezza, che nei periodi estivi si tinge di sfumature dal fascino leggendario, merito di quello specchio d’acqua più o meno esteso (conosciuto come Lago della Maddalena), che assorbe gli ultimi pensieri di chi lascia l’Italia o accompagna le prime sensazioni di chi arriva dalla Francia. Come sempre curiosa e avvincente la leggenda che ne ipotizzerebbe la nascita.

Si narra infatti che in tempi lontani al posto del lago vi fossero pascoli folti e verdi, sui quali una povera pastorella di nome Maddalena era solita portare il gregge di famiglia, considerate l’età avanzata del padre e della madre e la lontananza dei due fratelli. Alla luce della sua mestizia e della sua generosità, gli anziani genitori decisero così di lasciarle per testamento l’intera distesa pascoliva, quale riconoscimento per il gravoso impegno in cui da anni ormai si prodigava.

I due avidi fratelli, però, ritornati frettolosamente dall’estero, riuscirono a far annullare il testamento davanti ad un giudice e la privarono così di quell’amena distesa d’alta quota. Sentitasi offesa e ferita per il loro comportamento, la giovane Maddalena ritornò per un’ultima volta su quella terra, protese in avanti la mano e fissando il cielo esclamò “Signore, sia punito chi non ha pietà per i deboli e disprezza la vostra giustizia! Questo luogo non sia mai e poi mai per lui”. La preghiera venne immediatamente esaudita e poco alla volta l’acqua affiorò dal terreno al punto da formare un lago discretamente profondo che, da allora, porta il suo nome.

Contrariamente alla leggenda, infine, è curioso riscontrare come al giorno d’oggi si possa in realtà osservare la tendenza opposta, con la graduale sparizione del lago e la contemporanea ripresa della superficie prativa.