Le Alpi di Cuneo al tempo del colera

Una pennellata scura che ha improvvisamente spento la luce della nostra quotidianità, scacciando via le certezze, le libertà di scelta e di movimento. Le Alpi di Cuneo ai tempi del Covid-19 sono spazi vuoti e senza voce, che respirano in silenzio sotto l’alito di una primavera anticipata. Ma le Alpi di Cuneo sono anche un gigantesco libro aperto su noi stessi e sul nostro passato. Sfogliando le pagine della nostra storia, allora, emergono spunti di riflessione e tragiche similitudini.

Sono state diverse, ad esempio, le emergenze epidemiche che nel corso dell’ultimo secolo e mezzo hanno colpito l’Italia e la provincia di Cuneo in particolare: la pandemia influenzale dell’Asiatica, innanzitutto, che tra il 1957 e il 1960 provocò due milioni di morti a livello internazionale; l’analogo e tragico evento pandemico della Spagnola, poi, che tra il 1918 e il 1920 colpì cinquecento milioni di persone nel mondo provocando tra i cinquanta e i cento milioni di morti; la poco nota ma non meno drammatica epidemia di colera, infine, che si accanì proprio sul cuneese e sulle sue vallate nel 1884.

Scoppiato nel sud della Francia agli inizi dell’anno, il colera trovò terreno fertile nelle cattive condizioni igieniche che ai tempi affliggevano città e campagne. Diffusasi rapidamente tra Tolone e Marsiglia, in pochi mesi l’epidemia si estese alla vicina Italia, colpendo in particolare quarantaquattro province. Tra queste Napoli soprattutto (dove si registrarono ben 7.994 morti), Genova (1.438 morti) e proprio Cuneo, che contò addirittura 1.655 morti. Favorito dalle scarse conoscenze scientifiche sui metodi di contagio e sui tempi di incubazione, il colera dilagò in provincia di Cuneo a partire dal giugno 1884, portato inavvertitamente da alcuni operai di ritorno da Ventimiglia. I primi decessi si registrarono a Saluzzo proprio alla fine del mese.

Per fronteggiare al meglio il propagarsi del colera, nel luglio del 1884 l’allora prefetto della Provincia di Cuneo emanò un apposito decreto di sorveglianza alla frontiera composto da sei differenti articoli. Nei dettagli:

Art. 1.Tutti i viaggiatori provenienti dalla Francia che entreranno nel territorio della Provincia, transitando per le strade del confine nazionale, saranno sottoposti, sino nuovo ordine, all’osservazione sanitaria ed alla contumacia pel tempo di giorni cinque, nei lazzaretti appositamente costituiti nelle seguenti località:

  1. Alla frontiera di S. Dalmazzo di Tenda, Comune di Tenda;
  2. Al passo di S. Giacomo, Comune di Entracque;
  3. A quello dei Bagni di Valdieri, Comune di Valdieri;
  4. Alla Dogana di Argentera, Comune di Argentera;
  5. Nel Comune di Vinadio nei pressi di S. Anna di Vinadio e S. Bernolfo;
  6. Alla Dogana di Saretto, Comune di Acceglio;
  7. Nel Comune di Casteldelfino per i passi di Chianale e Bellino;
  8. Alla Dogana di Crissolo, Comune di Crissolo.

Art. 2. Tutti i valichi e i passi alpini che non fanno necessariamente capo alle accennate località sono dichiarati chiusi, ed i viandanti che s’incontrassero per essi saranno fatti retrocedere al confine.

Art. 3. Per la disinfezione dei passeggeri delle merci rimangono in vigore le disposizioni già ordinate col manifesto prefettizio 25 giugno u. s.

Art. 4. L‘esecuzione del presente decreto è affidata specialmente ai Comandanti le Compagnie o i Distaccamenti alpini, ai Delegati della Pubblica Sicurezza, all’Arma dei Reali Carabinieri, ai Funzionari e Guardie doganali ed ai Medici appositamente incaricati.

Art. 5. Fino a nuovo ordine, nei Comuni della Provincia sono sospese le fiere. Ove nei medesimi si manifestasse anche soltanto un caso sospetto di colera, per cura speciale dei Signori Sindaci si chiuderanno immediatamente le Scuole pubbliche e private, gli Asili infantili e gli altri pubblici stabilimenti.

Art. 6. I Consigli Provinciali Circondariali di Sanità provvederanno a speciali visite nei diversi Comuni di loro dipendenza all’oggetto di riconoscere e controllare la più rigorosa esecuzione delle prescrizioni igieniche sancite nei singoli Regolamenti Comunali.

Corsi e ricorsi storici, insomma, da interiorizzare e da mettere immediatamente da parte non appena la luce della nostra quotidianità si sarà riaccesa.