La leggendaria nascita di Vinadio

Perno centrale di una Valle Stura che si apre ai corridoi laterali secondari, il comune di Vinadio rappresenta da sempre il cuore e l’anima di un territorio capace di amalgamare ambiente, storia e cultura. Novecento metri di quota per un abbraccio di respiri che sanno di spiritualità, di natura selvaggia e di confine. Dal Colle della Lombarda a Sant’Anna di Vinadio, dalle Terme di Bagni al Vallone di Riofreddo fino a Neraissa.

Un luogo da scoprire e da assaporare lentamente, dove il silenzio più recondito si sovrappone alla fiera esibizione di un gioiello imponente come il Forte Albertino, capolavoro di architettura militare che oggi si presta a diverse fruizioni. Ma il fascino dei luoghi risiede anche nei cassetti più nascosti delle leggende locali, formidabili collanti generazionali che da secoli tentano di giustificare luoghi, fatti, nomi e appellativi. Sfumature fiabesche e mitologiche che riguardano tutt’oggi lo stesso toponimo di Vinadio. Per la linguistica ufficiale il nome parrebbe derivare dalla radice prelatina vin (indicante “altezza o montagna” e rafforzando quindi il significato di “insediamento tra le montagne”), non escludendo però neanche una connessione con l’etnia dei Veneni, antico popolo della valle.

Senza dubbio più creativa, invece, la motivazione popolare che starebbe dietro all’appellativo di Vinadio. Si narra infatti che molti anni fa nei pressi di Moiola vivesse un omaccione di due metri particolarmente dedito al lavoro nei campi e nei boschi, ma altrettanto avvezzo al vino. Ogni sera infatti usciva dall’osteria del paese barcollando e farfugliando cose senza senso, per poi vergognarsi perdutamente con gli amici e i colleghi di lavoro il mattino seguente, quando giurava che non avrebbe mai più toccato una sola goccia di vino. La storia, però, si ripeteva ogni giorno e tutti gli abitanti soprassedevano ormai sulle sue vane promesse di rinsavimento.

Un mattino, però, dopo una sbronza particolarmente lunga, l’uomo decise davvero di allontanarsi dal vino e dalle osterie e salutati i compagni, prese a salire la vallata. Camminò a lungo fino ad oltrepassare le ultime taverne e gli ultimi casolari, prima di fermarsi lungo il fiume. Lì, dopo aver dato definitivamente addio al vino, prese a costruire un piccolo accampamento che nei secoli crebbe d’importanza ed assunse evidentemente il toponimo di Vinadio, in ricordo proprio del voto compiuto dal boscaiolo.