#paroleincammino: Caprauna – Rifugio Pian dell’Arma

Caprauna. Un pugno di case silenziose immerso in un ambiente selvaggio, sospeso tra il mondo alpino e le atmosfere di mare. Alle spalle, infatti, i contrafforti delle Prealpi Liguri con il panoramico crinale del Monte Armetta che discende verso Ormea e la Valle Tanaro; davanti il solco verdeggiante della Valle Pennavaire che si muove in direzione del Mar Ligure. Ad unire questi due mondi, il cordone d’asfalto della Provinciale 216 che vince i 1394m del Colle di Caprauna.

Il paese stamattina si cela tra le braccia di una nebbia calda e umida, quasi a voler nascondere le proprie peculiarità storiche e artistiche. Caprauna profuma in effetti di storia e di cultura, che custodisce nel piccolo ma accogliente Museo Etnografico che si affaccia sulla piazza. Poco distante la Confraternita di Sant’Antonino, a fianco della quale ha inizio il nostro sentiero, che fin da subito si immerge tra edifici storici (oggi troppo silenziosi) che lacrimano i ricordi della civiltà alpina di un tempo.

Dopo un tratto gradinato, ecco i vecchi lavatoi e poco distante la Cappella di San Bernardo, un gioiello del XIV secolo che fissa in silenzio i tetti del paese. Caprauna e la montagna sono anche questo: uno scrigno inaspettato di tesori architettonici che non alzano mai la voce ma che meriterebbero senza dubbio una valorizzazione più convinta e condivisa. Attraversiamo la strada, quindi una ripida mulattiera ci conduce in un bosco misto. Ai lati terrazzamenti ordinati e muretti a secco. Da borgata Ruora, poi, è un susseguirsi di boschi, prati e stradine sterrate, testimoni della storica vitalità del versante. Oggi, però, si sentono solo il canto di qualche uccello e il respiro di una natura che si sta riprendendo tutto.

Raggiungiamo poco dopo il Rifugio di Pian dell’Arma, una propaggine umana stranamente rispettosa dell’ambiente circostante al punto da confondersi con le falesie retrostanti. Qualche metro su una verde mulattiera e poi di nuovo una strada sterrata. Scartiamo d’improvviso verso destra: Madonna Guarneri domina una modesta sella erbosa, dalla quale si intuisce il mare tra un gioco di nuvole e l’altro. XIII secolo. Ottocento anni di storia di cui nessuno, forse, si cura più. Al Rifugio, comunque, la possibilità di prendere le chiavi per visitare gli stupefacenti interni.

Il sentiero piega infine verso meridione e in breve ci ritroviamo sull’itinerario dell’andata. Laggiù i camini di Caprauna, lassù i crinali montuosi. Con la mente dondoliamo allora in questo strano ambiente che profuma di Alpi e di Mediterraneo.