#ilmiorifugio: Morelli Buzzi

Rifugio Morelli BuzziValdieri

Le informazioni sono tratte dal libro “Rifugiarsi nella descrizione di un attimo – Alpi Marittime. Guida ai rifugi e ai bivacchi della provincia di Cuneo” acquistabile QUI.

[…]Un ponte temporale d’alta quota che unisce due momenti storici differenti e che al Rifugio Morelli Buzzi si mostra con particolare evidenza. Una struttura timidamente appoggiata ad un crinale roccioso, con il tetto incurvato quasi a ricercare un collegamento bidimensionale, posta ai piedi di un’asperità montuosa dal nome evocativo e, forse, non casuale: Oriol da oriolum, forma semicircolare, arcata. Un tentativo geometrico di fondere due prospettive che il tempo, viceversa, continua a dilatare, scorrendo inesorabile nei chiaroscuri dell’elegante meridiana della facciata o zampillando nervoso nei getti incostanti della fontana lignea poco distante […].

Altitudine: 2353m di quota circa.

Difficoltà: E (l’accesso al Morelli Buzzi non presenta alcuna difficoltà di stampo alpinistico)

Tempo di percorrenza: 3h 00’ – 3h 30’

Dislivello: 1010m circa.

Informazioni: info@rifugiomorellibuzzi.it. La gestione del rifugio Morelli Buzzi a partire dalla stagione estiva ormai alle porte, è affidata a Paolo Giraudo.

Curiosità:  sulle Alpi Liguri e Marittime si è spesso assistito nel corso degli anni a drammatiche tragedie aeree, di cui ancora oggi rimangono tracce indelebili. E non è quindi un caso che nel 2016 Nerosubianco Edizioni abbia ristampato in versione ampliata l’evocativo volume “Ali spezzate. 50 anni di incidenti aerei sulle Alpi Sudoccidentali”, curato da Sergio Costagli e Gerardo Unia. Un triste ma documentato lavoro di ricerca tra le principali sciagure del cielo che hanno riguardato una sottosezione dell’arco alpino particolarmente soggetta a siffatti episodi, forse in virtù della posizione geografica occupata.

Tra le più clamorose, quella avvenuta il 20 marzo 1963 nel Vallone del Souffi, raggiungibile dal Lagarot di Lourousa svoltando verso il Bivacco Varrone prima e il Passo del Souffi poi. Erano infatti le 3.23 del mattino quando il Comet da 78 posti a sedere di proprietà del Re Ibn Saud d’Arabia, proveniente da Ginevra e diretto a Nizza, si disintegrò sotto la Punta Bifida, spargendo i suoi rottami in tre Valloni (Souffi, Argentera e Lourousa, in cui ha sede il rifugio Morelli Buzzi appunto) e provocando la morte dei 18 passeggeri a bordo, tutti dipendenti al servizio della famiglia reale. In virtù del maltempo che imperversò per alcuni giorni nella zona, fu possibile individuare i resti del velivolo solo un mese dopo, restituendo così alle autorità arabe i corpi dei defunti e i gioielli recuperati.