#ilmiorifugio: Dante Livio Bianco

Rifugio Livio BiancoValdieri

Le informazioni sono tratte dal libro “Rifugiarsi nella descrizione di un attimo – Alpi Marittime. Guida ai rifugi e ai bivacchi della provincia di Cuneo” acquistabile QUI.

[…] il Livio Bianco si presenta come una struttura sobria ed elegante, interamente rivestita in pietra al punto da apparire come una componente naturale dell’anfiteatro roccioso che si apre d’improvviso intorno al Lago Sottano della Sella, uno specchio radioso dai colori trasparenti, su cui flebili brezze di monte provocano di tanto in tanto crepe dai margini irregolari. Un palcoscenico lucente calcato da attori solo apparentemente improvvisati, protagonisti in realtà di una ormai oliata rappresentazione d’alta quota […].

Altitudine: 1890m di quota circa.

Difficoltà: E

Tempo di percorrenza: 2h 30’ – 3h 00’

Dislivello: 910m circa (nonostante un dislivello più che moderato, la regolarità del percorso di accesso rende la salita al Livio Bianco adatta ad un pubblico piuttosto vasto).

Informazioni: info@rifugioliviobianco.it ; + 39 0171.97328 ; + 39 335.5461677.

Curiosità: la struttura ricettiva (inserita nel cuore del Parco delle Alpi Marittime) è dedicata a Dante Livio Bianco, carismatica figura della Resistenza cuneese e valoroso alpinista. Nato a Cannes il 19 maggio 1909 e compiuti i suoi primi studi a Cuneo, Livio Bianco si trasferì in un secondo tempo a Torino per frequentare la Facoltà di Giurisprudenza, dove si ricongiunse alla tradizione gobettiana grazie agli insegnamenti, tra gli altri, di Francesco Ruffini, Luigi Einaudi e Gioele Solari.

Laureatosi nel 1930 proprio con Solari, fu immediatamente attratto dalla professione di avvocato e nel 1932 cominciò a lavorare presso il Tribunale di Torino nello studio di Manlio Brosio, amico e collaboratore di Piero Gobetti. All’indomani dell’armistizio del 1943, tornò a Cuneo e con Duccio Galimberti e altri dieci antifascisti fondò la banda partigiana “Italia Libera” (legata a Giustizia e Libertà), agendo dapprima nei pressi di Madonna del Colletto, quindi a Paraloup (vedasi approfondimento apposito, ndr) ed infine a San Matteo (Valle Grana). Due volte medaglia d’argento al Valor Militare, nell’immediato dopoguerra si dedicò dapprima alla scrittura (tra le opere più celebri “Venti mesi di guerra partigiana nel cuneese” e “Guerra partigiana”), quindi tornò gradualmente ad esercitare la propria professione, affermandosi in tal senso come uno dei migliori avvocati civilisti d’Italia.

Accanto all’impegno politico e civile, tuttavia, Dante Livio Bianco coltivò fin da giovane una grande passione per la montagna: valido alpinista, era infatti solito percorrere le “sue” Alpi Marittime tanto in inverno, quanto in estate, scegliendo talvolta gli itinerari più impegnativi e meno frequentati. Perì proprio in una tragedia alpinistica il 12 luglio 1953 presso la Cima Saint-Robert, dove ancora oggi un’epigrafe dettata da Piero Calamandrei ne ricorda le gesta.