Alla scoperta dei borghi: Roaschia

Il 2017 è l’anno dei borghi come stabilito nel febbraio scorso dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo. Comincia così una nuova avventura per Alpi di Cuneo. Il magazine delle montagne sudoccidentali, infatti, proporrà quasi settimanalmente la visita a borghi più o meno celebri delle vallate cuneesi, per rendere onore a coloro che continuano a resistere nonostante tutto. Un viaggio nella storia e nelle tradizioni, alla scoperta delle nostre radici e di scorci paesaggistico-naturalistici senza eguali. Per questo primo appuntamento, allora, siamo andati in  Valle Gesso, per scoprire la caratteristica località di Roaschia.

Disteso in un verde fondovalle che dal ramo centrale scappa verso sudest quasi ad abbracciare la vicina Valle Vermenagna, l’abitato di Roaschia incanta quasi subito per quel silenzio solo apparente che avvolge turisti e avventori di passaggio. Un silenzio solo superficiale, appunto, che cela in realtà una vitalità storicamente intrinseca al piccolo borgo.

Celebrata anche a livello accademico per quella comunità di pastori tra le più attive dell’intero nord Italia (e di cui si è già avuto modo di parlare in questi spazi), Roaschia, infatti, altro non è che l’amalgama di cinquantadue borgate, che un tempo convergevano sulla centralissima Piazza San Dalmazzo, sulla quale convivono tutt’oggi la Chiesa Parrocchiale e il Palazzo Comunale, in una ricorrente sovrapposizione tra potere spirituale e potere politico.

Quello che stupisce, tuttavia, è la cura per i dettagli. Nulla qui è lasciato al caso. La piccola rotonda d’ingresso, i prati sfalciati, le fioriere curate. Tutto emana passione e rispetto, per se stessi e per gli altri. Un borgo che sorprende, insomma, capace tra il resto di offrire servizi turistici variegati e affascinanti. Nelle calde giornate estive, ad esempio, una tappa obbligata deve essere fatta alla cosiddetta “Barma” (la cavità rocciosa posta a ridosso del paese in Piazza Monte Ortigara, che in inverno si caratterizza per le sue affilate cascate di ghiaccio), mentre gli amanti dell’architettura urbanistica non possono non visitare la borgata Malanoce, dalle straordinarie costruzioni ricavate nella roccia a strapiombo, effigi di un passato eroico e glorioso.

Le Grotte del Bandito poi (cavità sotterranee tra le più importanti della zona e Sito d’Importanza Comunitaria oggi tutelato dall’Ente di Gestione delle Aree Protette delle Alpi Marittime), rappresentano uno scrigno naturalistico-archeologico di pregio, con rinvenimenti importanti di Ursus spelaeus. Rimanendo nell’ambito ipogeo, da menzionare anche la Sorgente Dragonera che si apre a circa duecento metri dal centro abitato e che si può raggiungere attraverso un caratteristico percorso nel verde. Per gli amanti dell’escursionismo, infine, è caldamente consigliata la salita al nuovo Rifugio Balur, dal quale si può godere di un panorama mozzafiato sulla dorsale Gesso-Vermenagna e sull’intera pianura cuneese.

Un piccolo borgo dalle grandi vedute, insomma, che vale la pena visitare con calma, soggiornando e rifocillandosi magari in una delle strutture ricettive della zona: B&B ‘L Calié, Bar-Ristorante-Affittacamere Spada Reale, Bar-Trattoria al Drago Nero, Camping I Funtanil.